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E’ stato presentata oggi dal  giornalista Claudio Porchia  una divertente e curiosa storia del Festival della Canzone Italiana con la proiezione di
immagini in bianco e nero e video delle prime edizioni del festival della canzone. Le curiosità e gli aneddoti nascosti all’interno delle immagini in bianco e nero, messe a disposizione dall’archivio Moreschi, sono stati svelati al pubblico numeroso con tono colloquiale e simpatico permettendo l’accesso ad un originale e inedito archivio della memoria del Festival.E’ stata un’occasione per ricordare e parlare di un evento che ha segnato non solo la storia della canzone, ma anche quella del costume del nostro paese. Non c’è soltanto nostalgia, perché il racconto ha abbandonato la cronaca ed è entrato nell’antropologia, quei volti, quei risvolti, quei sorrisi e quelle canzoni sono parte del nostro patrimonio ereditario, attimi della nostra coscienza collettiva.Il Festival di Sanremo ha formato per anni effettivamente la vox populi: motivetti, slogan, battute e canzoni partoriti al Casinò o all’Ariston e che sono tuttora tra noi. Ma in quelle fotografie e nelle parole che le accompagnano c’è praticamente la nascita di una nazione a partire dalla lettera che la Rai inviò alle case discografiche nel 1950, in cui s’invitava a partecipare con canzoni in lingua italiana, in tempi in cui si preferiva il dialetto e nel mondo la canzone italiana era quella napoletana.
 
 

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