ritaglio menùIl 7-8-9 giugno 2013 presso il Salone Polifunzionale di La Morra (CN).

La mostra comprende 40 pezzi rari della collezione di Domenico Musci, artista e scrittore torinese, membro dell’accademia italiana della cucina, importante collezionista di menù.

 

E’ certamente inusuale percorrere la Liguria lungo l’arco di un secolo attraverso i suoi Menu, ma è un modo che ci permette di conoscere la gastronomia e la socialità di una Regione nei suoi “momenti di festa”. Per la gastronomia non mancano i ricettari di cucina antichi e nuovi che tramandano le tradizioni culinarie dai ben noti testi della seconda metà dell’ottocento: “La cuciniera genovese ossia la vera maniera di cucinare alla genovese” di G.B. Ratto e “La vera cuciniera genovese facile ed economica” di Emanuele Rossi. Il Menu è un testimone inconfutabile, il più fedele in assoluto dello svolgimento del pranzo, avvalorato dalla
data, dall’occasione, dal luogo, attestando sia la successione, sia il termine esatto delle portate.
Le occasioni sono le più varie, dal pranzo di nozze al festeggiamento di un’onorificenza, dal congresso al raduno sportivo, dalla conferenza scientifica all’inaugurazione di un edificio, dai raduni universitari a quelli militari. Persino la decorazione dei cartoncini interpreta la grafica del proprio tempo con una prevalenza nel periodo della nostra documentazione d’inizio del secolo novecento, dell’innovativo stile liberty, conosciuto anche come Art Nouveau in Francia, Jugendstil in Germania e con l’appropriato termine di Floreale in Italia. Può essere interessante leggere la storia “minima” a tavola attraverso i Menu, è una storia reale, veramente vissuta, di tante categorie sociali.
Non la storia importante che conosciamo dai libri di storia, ma quella della popolazione normale, che in rare occasioni conosce “momenti di festa”, ed è un modo di conoscere il territorio e le occasioni sociali nel suo aspetto più autentico. Il professor Alberto Capatti, Rettore Università di Scienze Gastronomiche,
in una sua recente presentazione aveva definito i Menu come i “ Tarocchi della tavola” per la loro complessità d’interpretazione nel rapporto di cibo e ambiente e non semplicemente “carte” da collezione.
Hanno il valore di autentici documenti da conservare per contribuire a conoscere la cultura che ci è stata tramandata e che ha influenzato i gusti, i consumi, le produzioni alimentari fino ai giorni nostri.

Domenico Musci

 

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